martedì 26 giugno 2018

I limiti di Augias


Tra le letture che Corrado Augias consiglia in video dalla versione online di Repubblica c'è anche il libro di Sabino Cassese, ex giudice della Corte Costituzionale, "La Democrazia e i suoi limiti".
Gli unici limiti che appaiono a noi dalla breve presentazione sono quelli dei due succitati. il costituzionalista, inevitabilmente compreso nel suo ruolo e conseguentemente convinto che la nostra Carta sia uno strumento democratico, asserisce di conseguenza che "la democrazia è un limite del potere". Evidentemente non legge neppure Scalfari che ammette ormai apertamente la natura oligarchica del nostro sistema di governo, altrimenti capirebbe che la (pseudo) democrazia è in realtà uno strumento saldamente nelle mani del potere, strumento adottato scientemente all'indomani delle rivoluzioni americana e francese per limitare casomai le possibilità dei cittadini di fare in prima persona le scelte di governo.


"I partiti", aggiunge l'esperto costituzionalista, "strumento della democrazia, (...) devono essere democratizzati a loro volta, per garantire che al loro interno si rispettino le regole democratiche e che non diventino una minaccia per la democrazia".


Finché continua l'equivoco sulla reale natura oligarchica di quella che ci hanno insegnato beffardamente a chiamare democrazia, qualsiasi riflessione in merito risulta inevitabilmente fuorviata: i partiti non possono essere democratizzati, in quanto strumento oligarchico per eccellenza (Simone Weil ne auspicava la soppressione già più di settant'anni fa). Al punto che quella che Cassese chiama "minaccia per la democrazia", a una corretta lettura della realtà appare un approdo inevitabile e ricorrente per il sistema dei partiti. Citiamo dal nostro saggio:

"Il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la propria crescita, e questo senza alcun limite. Per via di questa (...) caratteristica, ogni partito è totalitario in nuce e nelle aspirazioni. Se non lo è nei fatti, questo accade solo perché quelli che lo circondano non lo sono di meno.”  (Weil) 

Alla luce di questa difficilmente confutabile lettura, il fascismo e il nazismo non ci appaiono più come una degenerazione della politica “democratica”, ma soltanto come il risultato della capacità di Benito Mussolini e Adolf Hitler di portare i propri partiti a prevalere tomskijanamente su quelli che li circondavano. Duce e führer non erano due mostri finiti per caso nell’agone politico, ma il frutto diretto e d’eccellenza della natura dei partiti.

"Democratizzare" i partiti, dunque, è un ossimoro. Essi, funzionale strumento oligarchico, marciano inevitabilmente verso approdi totalitari. Un tempo con l'ingenua complicità delle masse, militanti e votanti, oggi con modalità prettamente leaderistiche. Citiamo ancora da "Democrazia davvero":

La situazione attuale vede prevalere un nuovo tipo di partito politico, quello che lo studioso tedesco esule negli Stati Uniti Otto Kirchheimer, definisce “pigliatutto”. Figlio delle mutazioni sociali ed economiche intervenute in Occidente negli ultimi decenni (diffusione del benessere, declino delle ideologie, diminuzione dei conflitti, ruolo accresciuto dei mezzi di comunicazione), il partito “pigliatutto” appare interessato soltanto ad attirare ed estendere in modo indifferenziato il proprio elettorato. A questo scopo punta quasi esclusivamente sulla leadership, scaricando la zavorra di iscritti e militanti, annacquando i propri programmi e rendendosi permeabile come mai prima all’influenza del potere economico.


Augias e Cassese, per l'esame di (reale) Democrazia dovete studiare ancora un po'.





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