martedì 12 giugno 2018

Elettore... chi era costui?


Dopo quelle nazionali, si sono chiuse un po' di elezioni Comunali. Non ci interessano "vincitori" e "perdenti" (forse bisognerebbe riflettere anche su come per la politica, nell'attuale sistema, si usi lo stesso linguaggio del campionato di calcio). L'unico dato su cui vogliamo soffermarci è quello dell'astensione. A quanto riporta un importante quotidiano, "l'affluenza è in netto calo con il 60,05%, contro il 66,40% delle precedenti omologhe elezioni. Ecco i dati definitivi dell'affluenza, escluse le città siciliane, messi a confronto con le precedenti consultazioni:
Brescia:  57,44 ( 65,55)
Sondrio:  58,03  (59,57)
Treviso: 59,15  (63,25)
Vicenza: 55,79  (62,63)
Imperia:  62,78  (66,41)
Massa:   62,22  (66,75)
Pisa:  58,57  (55,77)
Siena:  63,08 (68,39) 
Ancona: 54,59 (58,19) 
Teramo: 67,18 (74,24)
Terni:  59,47 (67,52)
Viterbo: 62,97 (67,37)
Avellino:  71,19 (76,96)
Barletta: 66,05  (74,87)
Brindisi: 60,73  ( 67,89)".

Del problema ci siamo occupati ampiamente nel nostro saggio. E, per quello che ci riguarda, ci auguriamo che la partecipazione alle elezioni scenda ancora, fino ai minimi livelli. Che scenda però solo per disaffezione, stanchezza o disgusto ci intristisce perché non serve a niente: come ha detto una volta Marco Travaglio, anche se a votare restassero soltanto tre persone, i partiti si spartirebbero spudoratamente i seggi in Parlamento sulla base delle percentuali ottenute. L'astensione avrà senso politico solo quando diventerà da un lato espressione del rifiuto cosciente dell'attuale sistema oligarchico, e dall'altro cammino verso una nuova Costituente che istituisca finalmente istituzioni davvero democratiche.
E' la strada che abbiamo iniziato a percorrere.


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