domenica 12 settembre 2021

Il primo passo


"Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo" (Lao-tzŭ)

Il viaggio iniziato qualche anno fa sarà sicuramente lungo e pieno di ostacoli. Ora si presenta però l'occasione di intraprendere una nuova e diversa tappa del cammino. Vorremmo farlo insieme ad Alessandro Vignozzi e tutti quelli/tutte quelle che, come lui e noi, si sono stufati/e di un sistema fintamente democratico (fin dalle origini) e hanno una proposta concreta per cambiare le cose mettendo, forse per la prima volta nella storia, il potere davvero nelle mani di cittadine e cittadini, senza esclusioni di razza, sesso e condizione sociale. E quando questo avverrà, il potere sarà di tutti/e e dunque, finalmente, di nessuno.
Abbiamo già parlato del libro di Alessandro e del suo progetto.





Fra qualche giorno, a Firenze, si terrà il primo incontro operativo per dar sostanza e vita alla proposta, e cominciare a fornirgli gambe per la strada da percorrere. Chiunque sia interessato o anche solo incuriosito può partecipare. Sarà sufficiente segnalare la propria intenzione allo stesso Vignozzi sulla pagina Facebook del gruppo de L'Arengo, specialmente se si vuole restare anche per la cena (alla modica cifra di 10 euro) in modo da facilitare la preparazione della riunione. Oppure potete scrivere nei commenti di questo post, e ci pensiamo noi a girare l'informazione agli organizzatori.

Se siete stanchi dello strapotere arrogante e cialtrone dell'Aristocrazia Elettorale, ora potete fare qualcosa per provare a uscire dal pantano della politica dei sedicenti professionisti. Noi ci saremo.




martedì 24 agosto 2021

Sognare insieme


"Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia", recita un proverbio africano.

L'idea, appena abbozzata ma già convinta, di risolvere i problemi della politica sostituendo il sorteggio alle elezioni mi è venuta più di dieci anni fa dopo aver letto sul libro delle elementari di mia figlia un trafiletto sulla Bulé nell'antica Grecia. L'ho subito pubblicizzata su un apposito blogSono poi andato per altre strade, cercando di cambiare qualcosa "militando" in una specie di movimento presto disciolto. Lì ho però incontrato Maila Nosiglia, insegnante, regista e autrice teatrale, anche lei stanca dell'inconcludenza della politica abituale e a sua volta convinta della bontà del sorteggio. C'è voluto qualche anno di ulteriori esperienze politiche, studio e confronto, per approdare alfine a questo blog e al saggio che raccoglie il risultato del nostro lavoro: "Democrazia davvero".


Strada facendo ci siamo imbattuti (per via libraria, a cominciare da David Van Reybrouck) in altre persone che condividevano il progetto dell'abolizione del sistema elettorale, dando maggiore realtà al nostro sogno.


Oggi scopriamo un ulteriore compagno di strada, Alessandro Vignozzi, che lui pure lavora da dieci anni all'idea, e geograficamente a pochissima distanza da noi (lui a Firenze, noi a Livorno). Come noi, ha raccolto in un saggio di circa 200 pagine le sue riflessioni e la sua proposta, arrivando per diversa via alla nostra stessa convinzione (la copertina l'avete vista in apertura del post. Il libro è in vendita su Amazon). Ci differenziano le modalità attraverso le quali pervenire al risultato del cambiamento. Vignozzi in pratica (seppur con maggiore cognizione di causa e opportune nonché rigorose regole di metodo e di strategia) invita a percorrere la strada del "partito di scopo" destinato a sciogliersi una volta raggiunto il risultato. A me sembra che la strada presenti diverse criticità, ma certo non maggiori di quella indicata nel nostro progetto, e forse con qualche probabilità in più di riuscire a coinvolgere persone e far trovare più rapidamente gambe alla proposta. Trovare un altro viaggiatore che percorre il nostro stesso cammino ci conferma nella certezza che saranno sempre di più, a ogni anno che passa, quelli che sceglieranno di sognare il nostro sogno. Perché, almeno al momento, non ci sono altre strade percorribili e altre vie d'uscita dai sempre più disgustosi e inconcludenti esiti del sistema governato dalle Aristocrazie Elettorali.                                                    

Marcello Toninelli


venerdì 16 aprile 2021

La democrazia delle opinioni e quella dei bisogni


Spiega Giuseppe Duso in un 'intervista che potete leggere qui:
"E' da superare la riduzione della partecipazione all’atto delle elezioni, nel quale ciò che effettivamente si afferma non è la volontà o l’interesse o il concreto della vita di chi vota, ma la sua opinione, con la conseguenza che chi si afferma concretamente è colui che ha la capacità e i mezzi per formare le opinioni. Il compito che ci sta di fronte è invece quello di intendere la partecipazione come il coinvolgimento, non delle opinioni, ma dei bisogni, delle esperienze e delle competenze dei cittadini, di ciò che caratterizza il concreto della loro vita."
Finché continueremo ad affidare il governo del paese a dei politici di professione, ormai quasi totalmente asserviti agli interessi di industria e finanza, non ne usciremo.
Duso aggiunge infatti che "se nel dispositivo concettuale moderno emergono delle contraddizioni, nasce immediatamente la necessità di pensare la politica in modo diverso: si tratta del secondo momento della filosofia politica, quello della proposta, cioè del ‘disegno della città’." La proposta dello studioso è quella di un sistema federalistico, alla base del quale ci sia "l’originarietà non dell’individuo, ma della relazione; la pluralità del popolo; la necessità di intendere il comando nella forma non del potere – rappresentativo – ma della relazione di governo; la partecipazione politica sulla base dei bisogni e delle competenze, e di quelle differenze che solo nei gruppi e nelle aggregazioni possono emergere politicamente e avere una funzione politica, e non nei singoli in quanto tali."
Noi la nostra proposta l'abbiamo avanzata, e può benissimo realizzarsi in forme federative. Se e quando si sedimenterà e diventerà "sentire comune" o almeno ampiamente maggioritario, si aprirà concretamente la possibilità di un cambiamento e della costruzione di una nuova e migliore "città". Fino ad allora, saremo costretti ad assistere ai noiosi e ipocriti balletti della politica elettorale e a dimenticare i nostri bisogni, sottostando a quelli di chi governa l'economia e l'informazione.





sabato 13 febbraio 2021

Come funziona l'Aristocrazia Elettorale


Come banalmente previsto, il governo Draghi s'è fatto.
Chi si cruccia e scandalizza perché il "suo" partito ha accettato di governare insieme al partito "avversario", non ha capito come funziona il sistema. Intendiamo quello elettorale-parlamentare.


Un tempo c'era un Re a comandare. Lo attorniavano i Nobili, e insieme godevano di privilegi vivendo nel lusso alle spalle della plebe, dissanguata per farli vivere nel lusso.
Quando si è creata una borghesia affarista che mal sopportava di vedersi sottrarre i lauti guadagni da quei parassiti, le cose sono cambiate. Una ribellione qui, una rivoluzione là, nobili e re son stati spodestati, a volte finendo sotto la lama della ghigliottina. Il loro posto l'ha preso la borghesia degli affari che, non volendo rischiare di cadere dalla padella nella brace dovendo dividere il proprio utile con il popolino, troppo numeroso e teoricamente insaziabile, invece di sostituire alla monarchia una reale democrazia ha preferito affidarsi a una più economica classe di notabili, inventandosi le elezioni (anche se poi ci ha comunque attaccato sopra l'etichetta posticcia di democrazia).
Ed ecco che a governare il nuovo mondo felice al posto del Re ci sono oggi Finanza & Industria, e al posto dei Nobili c'è una servizievole Aristocrazia Elettorale.
Come funziona, quest'ultima?
Molto semplicemente si tratta di una Casta di professionisti della cosiddetta politica, corporazione abbastanza chiusa e impenetrabile da indesiderati elementi esterni (le eccezioni che talvolta si presentano vengono rapidamente inglobate e "normalizzate" come un tempo succedeva a chi in un modo o nell'altro riusciva ad acquistare un titolo nobiliare che, per sangue, non gli sarebbe appartenuto). Questa Aristocrazia si perpetua e riproduce, raccontando ai popolani che sta lì a fare il loro interesse, e che sono proprio i cittadini a scegliere chi merita di governare. Tramite elezioni. Il cui meccanismo consiste nello scegliere dal Menu predisposto dal consesso aristocratico stesso se mandare in parlamento Tizio o Caio, per la maggior parte inamovibili personaggi che, con una carica o l'altra, continuano a vivere nel privilegio per l'intera loro vita.


Un tempo, quando il mondo era diviso tra Sistema Capitalistico e Sogno Comunista, l'Aristocrazia si ammantava di contrapposti connotati ideologici. Venuta meno l'opzione comunista, è rimasto solo un po' di marketing che di volta in volta fa guadagnare o perdere fettine di consenso-potere agli Aristocratici della Politica. E, per le leggi del marketing, li spinge a cambiare continuamente nome al proprio "prodotto-partito" purché non cambi il contenuto della confezione, cioè gli inamovibili CiriniPomicini, DAlemi, Rutelli, DeMiti e Mastelli.


Se si capisce che il meccanismo è questo, non stupisce più alcuna "ammucchiata" di governo, giacché non esistono programmi o convinzioni ideali che dividono gli Aristocratici Elettorali, ma solo un comune interesse a perpetuare il privilegio.
La plebe può continuare a pagare e, se la cosa la diverte, tifare per una squadra o per l'altra. Che, magari, ogni tanto dal desco di qualcuno dei nobili qualche briciola può sempre cadere.




venerdì 5 febbraio 2021

Draghi e murene


Come abbiamo scritto sulla nostra pagina Facebook, "salvo pulsioni suicide poco probabili in un'ammucchiata di professionisti della poltrona e dello strapuntino, un qualche governo si farà. Perché se si andasse a elezioni nel prossimo Parlamento non ci sarebbero gli stessi posti a disposizione, e voi pensate davvero che ci sia qualcuno disposto a rinunciare a mesi e mesi di stipendio dorato, col rischio di non essere poi rieletto?"
Fra le varie opzioni di rassemblement per mettere in piedi un nuovo esecutivo guidato dall'ennesimo Tecnico Salvatore della Patria, c'è anche quella che qualcuno ha battezzato "Governo Ursula" e vedrebbe insieme 5 Stelle, PD, LeU, Forza Italia, Italia Viva, Bonino e Calenda.
Chi ha scelto il nome per l'ipotetico governo forse era ben consapevole di quello che faceva, pensando al personaggio de "La sirenetta" disneyana. Leggiamo insieme come Wikipedia riassume la parte della malvagia creatura nel film, e divertitevi ad abbinare ai nomi dei protagonisti della fiaba quelli di politici e/o partiti coinvolti nell'operazione:
"La strega del mare vende alla sirenetta, innamorata del principe e desiderosa di un'anima e una vita eterna come gli esseri umani, una pozione che le consente di avere le gambe come gli umani per un anno, in cambio della voce, così le taglia la lingua; inoltre camminare sarà come essere trapassata dai coltelli e non potrà più tornare ad essere una sirena. Se il principe s'innamorerà di lei e la sposerà, la sirenetta otterrà un'anima, rimarrà umana e le verrà restituita la voce; se sposerà un'altra, al sorgere del sole del giorno dopo le nozze la Sirenetta morirà di crepacuore trasformandosi in schiuma di mare."
Attendiamo (senza alcuna ansia) di vedere come andrà a finire quest'ennesima recita, più interessati a chi tira i fili che alle vicende dei burattini.

giovedì 15 ottobre 2020

Cambiamo sistema


Una ricerca della Ipsos apparsa oggi sul Corriere della Sera evidenzia come in Italia ci sia "una marcata disaffezione verso la democrazia". Ovviamente parlano dell'attuale forma politica che ci hanno insegnato a chiamare così, anche se nei fatti si tratta di un sistema sostanzialmente oligarchico che mette tutto il potere in mano a un'aristocrazia elettorale che si autoriproduce.
Secondo il sondaggio, stante una situazione politica sempre più frustrante e inconcludente, la maggioranza di cittadini e cittadine è "pronta a sperimentare qualcosa di diverso". E, per fortuna, contrariamente a quanto dicono abitualmente i titoli allarmistici dei principali quotidiani, Corrierone compreso, non si tratta dell'Uomo Forte.
Secondo il quotidiano, di fronte alla "lentezza delle decisioni e al costo delle istituzioni rappresentative" che suscitano ampio malcontento, "godono invece di vasto consenso due tipi di aggiustamenti: a) una redistribuzione dei poteri verso Regioni e Comuni; b) la suggestione della democrazia diretta."
Se possiamo dire la nostra, la redistribuzione dei poteri dal centro verso la periferia è apparentemente un elemento di maggiore democraticità... ma se il sistema di scelta dei rappresentanti resta quello in vigore, sarà solo l'oligarchia a essere decentrata. Le recenti scelte (per non parlare più semplicemente di confusione) delle varie Regioni in tema sanitario hanno dimostrato che se le istituzioni continuano a funzionare nel solito modo, anche i risultati saranno i soliti: incompetenza e inadeguatezza, accompagnate spesso da corruzione.
E anche la "democrazia diretta" è in effetti poco più d'una suggestione: non riusciamo proprio a immaginare come si potrebbero prendere decisioni importanti sulla base di un disinformato "voto da casa".
Se escludiamo dunque il ricorso all'Uomo Forte che, certo, comporterebbe vantaggi quanto a efficienza nelle decisioni ma elimenerebbe ogni elemento di partecipazione popolare, secondo il nostro punto di vista resta solo una strada percorribile per "sperimentare qualcosa di diverso", e cioè quella di una reale democrazia basata sull'architettura istituzionale proposta da David Van Reybrouck e Terrill Buricious di cui abbiamo parlato più volte.


Purtroppo, il progetto dei due studiosi che abbiamo fatto nostro non troverà mai spazio sulla grande stampa e nell'informazione televisiva perché l'eliminazione che proponiamo dell'intera categoria dei politici di professione lascerebbe i giornalisti orfani delle abituali cronache politiche partigiane e dei talk show che attirano tanti lettori e telespettatori. Ancor meno accoglienza riceveremo dall'attuale politica, visto che chiediamo tout court il suicidio dell'intera categoria.

Ci resta perciò, inevitabilmente, solo un lento, paziente lavoro di controinformazione e passaparola. Un compito lungo e pieno di ostacoli, al quale comunque non rinunceremo perché è l'unica effettiva speranza davanti all'insipienza interessata della politica oligarchica.







domenica 4 ottobre 2020

E' la stampa, bellezza!


E' di questi giorni la notizia della cessione in corso di diverse testate locali da parte del gruppo Gedi diventato recentemente di proprietà della famiglia Agnelli. L'acquirente dovrebbe essere una cordata di imprenditori di varia natura che hanno costituito nel luglio scorso il gruppo SAE (Sapere Aude Editori) di cui è amministratore unico l’imprenditore abruzzese Alberto Leonardis. Come informa il Fatto Quotidiano, "oltre a lui, compaiono tra gli azionisti la Toscana Sviluppo 2.0 che fa capo al costruttore livornese Maurizio Berrighi e la Eco.Net SpA attiva nel settore delle telecomunicazioni. Poi ci sono un’impresa di consulenze di proprietà del pescarese Massimo Briolini e una specializzata in marketing guidata da Alberto Tivoli (con sede a Bologna). Più affini al campo dell’editoria sono la Portobello Spa (azienda retail quotata in borsa che possiede anche magazine e rivende spazi pubblicitari) e l’editore di riviste Giulio Fascetti." 

Leonardis già nel 2016 aveva rilevato Il Centro di Pescara da Gedi (all’epoca ancora in mano alla famiglia De Benedetti), per poi cederlo a sua volta nel 2019. Quanto basta per mettere in agitazione i giornalisti delle testate interessate il cui sindacato ha dichiarato diverse giornate di sciopero per il timore che il passaggio “a compratori estranei al mondo dei quotidiani" possa “disperdere un patrimonio editoriale radicato nei territori di riferimento. L’operazione in corso è particolarmente grave, nelle dinamiche e negli effetti, perché porterà alla distruzione dell’esperienza che da più di 40 anni rappresenta Finegil: un’informazione locale libera e indipendente legata a un grande gruppo editoriale”, si legge nel primo comunicato dei giornalisti rilasciato ieri. Questo ha garantito giornali di qualità in decine di province italiane. E’ evidente che l’intenzione, se confermata, di vendita a editori che mai hanno fatto questo mestiere, distrugge questo modello e indebolisce l’intero sistema informativo italiano”.


Fatte salve le legittime preoccupazioni occupazionali di giornalisti e dipendenti in un periodo di crisi generale che colpisce in particolar modo la carta stampata, dobbiamo dire che dal punto di vista della qualità dell'informazione tutta questa agitazione ci appare eccessiva. Risulta difficile ritenere "giornali di qualità", per fare un esempio, quotidiani come il Tirreno di Livorno, da sempre vicino all'amministrazione comunale che ha governato per decenni (salvo la parentesi cinquestellata del sindaco Nogarin) e dunque agli interessi dell'imprenditoria locale. Con un proprietario come De Benedetti, tessera n. 1 del PD, poteva essere davvero "un’informazione locale libera e indipendente"?


Come ricorda ancora il Fatto Quotidiano in un altro articolo, per Bruxelles, da noi “l’influenza politica continua a farsi sentire in modo significativo nel settore audiovisivo” e, sia pure in “misura minore”, in quello “dei giornali, a causa dei rapporti indiretti tra gli interessi degli editori e il governo, a livello nazionale così come a livello locale." Continua l'articolo: "Nel nostro Paese la maggior parte degli editori non stampa quotidiani e riviste perché spinta da una sana capitalistica voglia di guadagnare. In Italia invece i grandi editori sono spesso dei signori che fanno i soldi in altro modo: per esempio con le costruzioni (Caltagirone), con la sanità privata (Angelucci), con le auto (Agnelli-Elkann). Le loro fortune non dipendono dal numero di copie vendute, ma da altri affari molto più remunerativi che dipendono, quelli sì, dalle scelte della politica. Decidere se rendere edificabili o meno delle aree, se accreditare a livello regionale una clinica o se tassare i veicoli più inquinanti fa parecchia differenza nei loro bilanci. Essere proprietari di mezzi d’informazione permette così di blandire gli amministratori nazionali o locali più vicini ai propri interessi e di stangare gli altri."

Siamo dunque umanamente dispiaciuti per tutti i collaboratori e collaboratrici di quelle testate che, in conseguenza di queste cessioni, dovessero trovarsi, con le loro famiglie, in situazioni di disagio economico, ma per favore risparmiamo le geremiadi sui giornali "liberi e indipendenti". In Italia ce ne sono pochissimi, e non è certo il caso delle testate locali della Gedi dove i giornalisti hanno sempre aderito, per convinzione o convenienza, alla linea dettata da un editore tutt'altro che "puro", sia quando lo era De Benedetti che quando lo è diventato la famiglia Agnelli. Di certa "libera stampa" facciamo volentieri a meno.



Il primo passo

"Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo" (Lao-tzŭ) Il viaggio iniziato qualche anno fa sarà sicuramente lungo e pieno di ost...