lunedì 10 luglio 2017

L'importanza delle parole



Il sociologo e politologo Ilvo Diamanti pubblica oggi su Repubblica una aggiornata "Mappa delle parole". Lasciamo a lui le considerazioni su politici e partiti (per noi, frutti ormai marci dell'oligarchia che ci hanno abituato a considerare democrazia, e dunque da gettare quanto prima nel cassonetto dell'umido) e spendiamo invece due parole sulla democrazia. Lo studioso, naturalmente, con questa parola si riferisce all'attuale sistema di governo e non alla reale democrazia a cui noi abbiamo dedicato un saggio. Per fortuna il "sentimento" di cittadini e cittadine, pur vittime anch'essi ed esse dell'equivoco che ci trasciniamo dietro da ormai due secoli abbondanti, sembra indirizzato ad archiviare l'attuale sistema elettorale a favore di un qualcosa in cui il cittadino possa davvero contare governando in prima persona. Ce lo dicono le tabelle che pubblichiamo qui sotto (basta cliccarci sopra per ingrandirle), dove la "democrazia" rappresentativa riscuote ormai un consenso appena superiore al 50%, ma già proiettandosi nel futuro vediamo che più del 50% della popolazione adulta confida in una più partecipativa "democrazia digitale".



Se la popolazione fosse informata della reale possibilità di utilizzare strumenti diversi per governare (sorteggio, giurie di cittadini, sondaggi deliberativi, consensus conference... ne parliamo ampiamente in "Democrazia davvero"), forse la parola democrazia (ma finalmente nel suo corretto significato) diventerebbe una speranza futura per la maggioranza assoluta degli italiani.
La proposta di una nuova Costituente che cambi le carte in tavola e istituisca strumenti realmente democratici per consentire a cittadini e cittadine di governare in prima persona, in questo senso, è l'unica effettiva speranza di cambiamento che resta. Le alternative, e la tabella qui sotto ce lo mostra, sono lo scivolamento verso un populismo conservatore o il sogno dell'ennesimo Uomo della Provvidenza, politico o pontefice che sia.


Ogni giorno ulteriore perso dietro alle pratiche del passato, partiti, elezioni e politici di professione, è un passo in più verso soluzioni autoritarie. L'unica (l'unica!) via di uscita è l'approdo a una reale democrazia. Che, già da oggi, è possibile.