venerdì 22 dicembre 2017

I bigotti dell'ideologia


Abbiamo pescato in rete questo brano di Christopher Lasch (da "La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia", Feltrinelli, Milano, 1994):
“La condizione di crescente «insularità» delle élite significa, tra l’altro, che le ideologie politiche tendono a perdere i contatti con la realtà. Dal momento che il dibattito politico è limitato, nella maggior parte dei casi, a quelle che sono state acutamente definite le «classi parlanti», esso tende a crescere su se stesso, a ridursi a un mero insieme di formule. Le idee circolano esclusivamente sotto forma di pettegolezzi o di riflessi condizionati. La vecchia contrapposizione tra destra e sinistra ha esaurito la propria capacità di chiarire i problemi e di fornire una mappa fedele della realtà. In certi ambienti, l’idea stessa di realtà è stata messa in discussione, forse perché le «classi parlanti» vivono in un mondo artificiale, in cui la simulazione della realtà ha preso il posto delle cose in sé. Le ideologie di destra e quelle di sinistra, comunque, sono ormai così rigide che le nuove idee hanno ben poco impatto sui loro aderenti. I fedeli, che, di norma, si rifiutano di prendere in considerazione gli argomenti e gli eventi che potrebbero mettere in discussione le loro convinzioni, non cercano più di impegnare gli avversari nel dibattito. Le loro letture consistono, nella maggior parte, di opere scritte da un punto di vista identico al loro. Invece di impegnarsi su argomenti non familiari, si limitano a classificarli come più o meno ortodossi. La denuncia della deviazione ideologica, da una parte e dall’altra, assorbe una quantità sempre maggiore di energie che potrebbero essere meglio investite nell’autocritica. D’altronde, proprio il fatto che le capacità di autocritica si stiano esaurendo è una delle caratteristiche più evidenti di una tradizione intellettuale moribonda. Gli ideologi di destra e di sinistra, invece di affrontare gli sviluppi politici e sociali che tendono a mettere in discussione le verità rivelate tradizionali, preferiscono scambiarsi reciproche accuse di fascismo e di comunismo, in spregio dell’ovvia constatazione che né il fascismo né il comunismo rappresentano esattamente il futuro. E la loro visione del passato non è meno distorta di quella dell’avvenire”.


L'analisi di ideologi e ("fedeli"-militanti) di destra e sinistra mentalmente prigionieri di una coazione a ripetere che impedisce loro di leggere la realtà e li confina in una pratica "religiosa" è quanto mai azzeccata. Abbiamo avuto modo di verificare personalmente, in passato nel corso della nostra attività politica e attualmente in occasione delle presentazioni del nostro libro in varie zone d'Italia, quanto questi individui, uomini e donne, possano essere "bigotti" e chiusi a qualsiasi lettura della realtà diversa da quella delle loro rispettive "Sacre Scritture". Legati fideisticamente al "Verbo" della loro "Chiesa", replicano ragionamenti e comportamenti appresi in partiti, movimenti e gruppi politici di varia natura accontentandosi -  in occasione di elezioni e quesiti referendari - di continuare a cantar messa come sanno. 
La natura "religiosa" di ideologie e partiti era già stata analizzata più di mezzo secolo fa da Simone Weil e Bertrand Russell (all'argomento il nostro "Democrazia davvero" dedica un ampio capitolo), dunque Lasch non scopre niente di nuovo. La sua riflessione, se dobbiamo valutare dal titolo del libro (che non abbiamo ancora letto), è a sua volta prigioniera della convinzione che il nostro attuale sistema politico sia una democrazia, mentre chi ha letto "Contro le elezioni" di David Van Reybrouck (Feltrinelli, 2015) o il nostro saggio sa che si tratta con tutta evidenza di una oligarchia scientemente voluta, per colmo dell'ironia, proprio per evitare qualsiasi forma di reale democrazia.




Il fatto che il libro di Lasch sia di più di venti anni fa dice comunque molto sull'incapacità delle élite politiche (come degli attivisti) di cambiare e aprirsi a nuovi scenari. E non parliamo soltanto di una generazione rimasta segnata dal '68, ma anche di giovani che trovano facile conforto nelle liturgie degli opposti schieramenti e un riposante approdo in "appartenenze" che risparmiano loro la fatica del pensiero autonomo. Non è il nostro caso né, per fortuna, quello di un numero crescente di persone attirate dalla proposta di farla finita con l'attuale oligarchia e passare finalmente a una reale democrazia.



(I libri di cui abbiamo parlato sono acquistabili qui, qui e qui.)

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